26/09/2022


In tema di diffamazione commessa mezzo stampa o con altri mezzi di comunicazione di massa, l'applicazione dei criteri orientativi per la quantificazione equitativa del danno, basati su un livello crescente di intensità della lesione arrecata, approvati dall'Osservatorio sulla giustizia civile di Milano con individuazione di cinque categorie di diffamazione, comporta che il danno sia collegato, tra l'altro, all'oggettiva portata offensiva della notizia che è stata diffusa, alla notorietà del diffamante, alle ricadute negative sulla reputazione nella sfera personale, professionale e sociale nonché al grado di disagio e sofferenza che inevitabilmente ne è conseguito per l'offeso, alla risonanza mediatica suscitata dalle notizie diffamatorie, al mezzo con il quale è stata diffusa la notizia, all'accertamento circa la reiterazione delle condotte offensive. Sulla scorta di tali parametri, l'Osservatorio individua poi cinque categorie di diffamazione, che consentono di indicare criteri orientativi per la liquidazione del danno (Nel caso di specie, in cui la condotta diffamatoria, accertata in via definitiva in sede penale, era stata perpetrata attraverso l'utilizzo del social network "Facebook", il giudice adito, valutate complessivamente tutte le circostanze del caso concreto, ha accolto la domanda risarcitoria, stimando applicabile lo scaglione individuato dall'Osservatorio milanese con riferimento alle diffamazioni di media gravità, e ciò nonostante l'obiettiva molto rilevante gravità delle suddette offese, in ragione: della scarsa notorietà del diffamante, del mezzo con cui era stata perpetrata la predetta diffamazione, della scarsa diffusività del mezzo; della quasi inesistente risonanza mediatica; della limitata riconoscibilità del diffamato da parte dei soggetti che non conoscevano le parti in causa).


Danno - Azione di risarcimento danni - Diffamazione a mezzo stampa o con altri mezzi di comunicazione di massa - Danno non patrimoniale - social network "Facebook".

← Torna alle Novità