03/01/2023


L’ordine di trattazione delle questioni, contenuto nell’art. 276, comma II, c.p.c., lascia libero il giudice di scegliere, tra varie questioni di merito, quella che ritiene “più liquida”, ma al contempo gli impone di esaminare per prime le questioni pregiudiziali di rito rispetto a quelle di merito. La violazione di regola siffatta costituisce una causa di nullità del procedimento, che rimane tuttavia sanata se non venga fatta valere con l’impugnazione ovvero, nell’ipotesi ove la parte che ne risulti svantaggiata sia quella vittoriosa in primo grado ed appellata, attraverso l’appello incidentale. Da ultimo (Corte di Cassazione, Sezione II Civile, Sentenza 13 settembre 2022, n. 26850) è stato chiarito che nel caso in cui l'attore in primo grado abbia ottenuto il rigetto nel merito dell'avversa domanda riconvenzionale, sulla cui inammissibilità per tardività, pure eccepita, il giudice non si sia pronunciato, la questione oggetto dell'eccezione pregiudiziale di rito può essere devoluta alla cognizione del giudice di secondo grado solo con le forme e i modi dell'appello incidentale, non essendo all'uopo sufficiente la mera riproposizione dell'eccezione in appello.


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