La motivazione depositata il 1° dicembre 2025 dal Tribunale di Milano sul caso della maschera della Scala – licenziata per aver gridato “Palestina libera” all’ingresso della Presidente del Consiglio e poi risarcita – conferma un principio chiave: la libertà di manifestazione del pensiero non può essere sanzionata con il licenziamento in assenza di un concreto pregiudizio organizzativo o di sicurezza.
Il Giudice del lavoro Antonio Lombardi ha censurato l’intero impianto accusatorio contenuto nella contestazione disciplinare mossa alla lavoratrice (assunta con contratto a tempo determinato), affermando che il gesto – politico - non ha creato alcun allarme e nessuna turbativa dell’evento e che conseguentemente il comportamento non poteva ritenersi idoneo a ledere irreversibilmente il vincolo fiduciario. Il licenziamento è stato quindi dichiarato del tutto sproporzionato rispetto alla condotta.